Votare o non votare?

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Il prossimo 24 di febbraio i cubani saranno chiamati ad approvare via referendum, con un sì o con un no, la nuova Costituzione. Che si tratti d’un tipico “referendum dittatoriale” – organizzato come premessa d’un più che scontato plebiscito – non v’è, come testimoniato da tutta la storia elettorale della Cuba castrista, dubbio alcuno. E non v’è dubbio alcuno che la nuova Costituzione non sia, con poche ed irrilevanti varianti, che una replica della vecchia, marcata da un inattaccabile mono-partitismo e dall’assenza di alcuna vera garanzia dei diritti individuali. Ma vale o non vale la pena, per coloro che si oppongono al regime, partecipare al voto? La risposta di Santiago Alpízar, in questo articolo pubblicato da CaféFuerte, è un deciso “sì”. Per ché? Perché Cuba è cambiata, sostiene Alpízar. E, sebbene illogico sia ipotizzare una vittoria dei “no”, ogni “no” è, in questo nuovo contesto, destinato a lasciare una traccia statistica di un dissenso che il regime non può più nascondere. Nessuna illusione. Ma è proprio partendo da questa traccia che si può sperare di aprire un nuovo cammino…Leggi tutto l’articolo

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