“Radio Martí? Pessimo giornalismo, solo propaganda…”

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Radio Martí – ovvero la radio che, finanziata dal governo Usa, da più di sessant’anni trasmette, o pretende di trasmettere a Cuba le verità taciute dal regime – è, notoriamente, parte o, per meglio dire, controparte storica del castrismo (di TV Martí neppure vale pena parlare visto che il suo segnale non è mai arrivato sull’isola e non ha che una molto sparuta audience in quel di Miami). Dall’alba della rivoluzione ad oggi, Radio Martí l’hanno “di nascosto” ascoltata tutti, rivoluzionari e controrivoluzionari, in quello che è sempre stato il più ovvio – ed ovviamente inconfessato – segreto di Pulcinella della nuova “Cuba libre”. Radio Martí è stata per anni “la voce dell’impero” e, al tempo stesso, un imprescindibile frammento della quotidianità rivoluzionaria. E la storia inequivocabilmente ci dice che, in questi sei decenni, la sua onnipresenza è assai più servita a rammentare ai cubani l’incombenza e la storica prepotenza del “grande vicino del Nord” che a diffondere verità destinate a minare le fondamenta della “dittatura”. In breve: l’unica verità che, nella sua (troppo?) lunga vita, Radio Martì ha consolidato è il fatto che le sue “verità” hanno più rafforzato che indebolito il regime.

La novità è che di tutto questo sembrano essersi ora accorti anche i responsabili della U.S. Agency for Global Media (USAGM), l’agenzia che controlla la qualità etica e professionale di tutti i media governativi destinati all’estero. A causa di un virulento attacco – violento ed impregnato di antisemitismo – al magnate George Soros (noto finanziatore di cause progressiste), l’Office of Cuban Broadcasting (OCB, ente responsabile, per l’appunto di Radio e TV Martí) è stato sottoposto ad una ispezione che ha fin prodotto un “pre-rapporto” i cui contenuti appaiono devastanti. Stando a John Lansing, autore del documento, Radio Martí altro non produce che “cattivo giornalismo e propaganda inefficace”, l’uno e l’altra molto al di sotto degli standard minimi pretesi dall’USAGM.

Si tratta di un epitaffio? Molti pensano di sì. Altri ritengono che la lobby cubano-americana di Miami – da sempre grande sponsor ideologico dell’OCB da Donald Trump tenuta il gran conto – finirà per salvare una volta di più questo molto ammuffito pezzo dell’archeologia anti-castrista. Chi ha ragione lo si vedrà, credo, assai presto. Ubre, in ogni caso, forte della sua esperienza di vacca eroica, scommette sulla seconda delle due ipotesi. Radio Martí continuerà a vivere. E continuerà ad essere quel che è sempre stata. Un’inutile produttrice di cattivo giornalismo e controproducente propaganda.

Ecco in ogni caso un paio di articoli che vale la pena leggere:

CubaEncuentro – RTV Martí, la suerte de Chacumbele

Diario de Cuba – De Radio y Tv Martí en auditoria

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