L’unico dissidente buono….

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Il professor Carotenuto, uno dei leader storici della “curva sud” del castrismo italico, torna ad affrontare il tema della morte di Oswaldo Payà. Lo fa con argomentazioni in buona parte pienamente condivisibili, a ridosso del ritorno in Spagna di Ángel Carromero – il giovane dirigente del Partido Popular che era alla guida dell’auto sulla quale Payà e Harold Cepero hanno trovato la morte – e del tentativo (messo velatamente in atto da alcuni illustri personaggi del PP) d’usare la vicenda per bloccare la nuova politica di apertura verso Cuba che la Comunità Europea sta discutendo in queste settimane.

Ubre Blanca concorda in proposito – come a denti stretti fa il professore, di norma impegnato a descrivere il Grupo Prisa come un diabolico esempio di giornalistica malvagità – con l’editoriale scritto da El País di Madrid. Ma nel contempo non può (sempre Ubre Blanca) che rilevare due piuttosto squallidi risvolti nell’argomentare, in larga parte del tutto accettabile, del professore. Il primo: Gennaro Carotenuto – che quando Payà era in vita, mai ha scritto una sola riga in cui riconoscesse, foss’anche di sfuggita, i meriti suoi e quelli del suo progetto politico (il progetto Varela), e che mai ha usato una parola che lontanamente rivelasse, non dico, disaccordo, ma almeno qualche dubbio sulla moralità delle ultradecennali condanne inflitte, nel 2003, a molti militanti del suddetto progetto – torna oggi (già lo aveva fatto a ridosso della sua tragica scomparsa) a parlare di Payá come dell’unico “dissidente dignitoso”, maledicendo Carromero per la prematura sua dipartita. I molto compunti toni del professore sono quelli che potrebbe usare, il giorno delle esequie, un vecchio ed inconsolabile amico del caro estinto  Il che lascia il lettore con l’impressione, invero penosa, che, per il Carotenuto, il vero pregio di Oswaldo Payá sia, rispetto ad altri dissidenti, quello d’essere irrimediabilmente defunto. Volendo parafrasare quello che le giacche blu del Settimo Cavalleggeri usavano dire degli indiani nei Western d’un tempo: per il professore l’unico dissidente buono è, con tutta evidenza, il dissidente morto…

Secondo lato squallido dell’articolo del Carotenuto: il professore con molta grossolanità concettuale – per non dire con ovvia disonestà intellettuale – usa la piuttosto rozza strumentalità della politica cubana del PP e le molte personali magagne di Ángel Carromero, per mettere la sordina allo scandalo della farsa (tragica farsa) che,– come le famiglie delle vittime non cessano di denunciare – non sorprendentemente è stato il processo per la morte di Oswaldo Payá e Harold Cepero. È naturalmente possibile che le cose sia andate davvero come recita la sentenza emessa dai giudici dopo una mezza giornata di processo a porte chiuse (chiuse anche ai famigliari delle vittime). Ed è possibile che la versione dei fatti da Carromero confermata in una situazione di ovvio ricatto – l’imputato rischiava una condanna molto superiore per il reato politico di aver finanziato una organizzazione, quella di Payá, considerata illegale – sia la pura e semplice verità. Gli incidenti stradali sono, specie nelle dissestate strade cubane, parte della vita. E Carromero era, notoriamente, un molto spericolato guidatore. Resta tuttavia il fatto che il governo e la magistratura di Cuba (che si identificano l’uno con l’altro) si sono comportati come se avessero qualcosa da nascondere. Lo hanno fatto perché davvero avevano qualcosa da nascondere, o soltanto per l’intrinseca stupidità, per la connaturata abitudine al segreto ed alla menzogna che caratterizza ogni regime dittatoriale? Nessuno di questi elementari quesiti traspare dallo scritto del Carotento. Anzi: quello che dal quel medisimo scritto con solare evidenza traspare è soltanto una ferrea e molto ipocrita volontà di mettere per sempre a tacere quei quesiti.

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