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Paperon dei GAESoni

Circa un anno fa, n quello che ha presentato come un “reportage in esclusiva’ il Miami Herald ha, per così dire,fatto i conti in tasca a GAESA, Grupo de Administración Empresarial S.A., il conglomerato militare cubano che controlla una fetta – la più importante e produttiva dell’economia cubana. . Molte delle cose “rivelate dal reportage”, sono, in realtà non solo stranote, ma parte ovvia e al tempo stesso “segretissima” – della vita cubana da più di tre decenni. Ovvero: da quando, agli inizi degli anni ’90, la disintegrazione della Unione sovietica e del suo sistema economico, ha trascinato Cuba nel vortice di una crisi – quello che Fidel Castro battezzò “Periodo Especial en Tiempo de Paz” – destinata a diventare, tra alti e bassi, una forma di vita.

La dissoluzione del COMECON ed il pressoché contemporaneo appesantimento dell’embargo – nel 1996, negli USA era stata approvata la legge Helms-Burton che “istituzionalizzava” e internazionalizzava l’assedio – spinse il governo in due contrapposte direzioni: da un lato, una molto limitata e precaria apertura all’iniziativa privata (in realtà una sorta di perenne tira-molla) e, dall’altro, un’ulteriore centralizzazione e militarizzazione della più vitali e “dollarizzati” (turismo, rimesse dall’estero, servizi bancari, gestione della “zona franca del Mariel) ) settori della sua economia.

Il “reportage in esclusiva“ del Miami Herald altro non fa che confermare una cosa; che Cuba è un regime dittatoriale la cui economia è in grande e sostanziale parte militarmente e segretamente gestita – tanto per garantirne il pieno controllo, quanto per aggirare gli ostacoli e i trabocchetti dell’embargo – nel più segreto dei modi. Ed a questa vetusta e conosciutissima “rivelazione” aggiunge – citando documenti interni di GAESA ai quali ha avuto, per vie che ovviamente non rivela, accesso – cifre relative ai bilanci di di questo super-conglomerato.

Venendo al dunque: stando ai documenti che il Miami Herlad riproduce in “spreedshhet” dal giornale medesimo elaborati., GAESA avrebbe accumulato denari pari a 19 miliardi di dollari. Sono autentici questi documenti? Probabilmente sì. E nessuno ne ha dimostrato la falsità, anche perché a dimostrarne la autenticità non c’è, in sostanza che la dichiarazione di chi li ha rivelati. Qualche economista di prestigio ne ha comunque messo in dubbio la lettura, sostenendo (vedi il link al termine di quest’articolo’) soostenendo che i 19 miliardi sono molto probabilmente non di dollari, ma di valuta cubana. Una differenza da uno a 24.

Quello che il reportage invece non rivela è se e come questi danari siano stati impiegati. In sostanza: Il Miami Herald ci dice che GAESA ha guadagnato molto. Ovvero: che è un’impresa efficiente. Ma in nessun modo, se non per vaghi innuendo, porta acqua al mulno della più reiterata accusa rivolta al regime cubano dall’ala più radicale dell’esilio cubano – l’unica che abbia un peso politico – e dal Segretario di Stato Marco Rubio: quella secondo la quale i denari accumulati da GAESA finiscono nelle tasche della casta militare che governa, mentre il popolo fa la fame.

In ogni caso, cliccate qui per leggere in inglese, sul Miami Herald, l’intero articolo

E clicca qui per leggere, su “Belly of the Beest” una dettagliata (e in più parti demolente) critica alle cifre riportate da Mimami Herald.

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