Ecco come Luis Manuel Otero Alcántara, artista fondatore del movimento San Isidro, racconta la sua esperienza al giornalista Mario Pentón di Radio e TV Martí, a Miami, dopo la sua liberazione ed esili, al termine di cinque anni di carcere
Quello Alcántara è, a suo modo, un fedele specchio del dramma che il dissenso affronta tanto all’interno di cuba, quanto nell’esilio, particolarmente se il punto d’arrivo è – come in una rilevante numero di casi, la città di Miami. A Cuba per loro c’è il carcere. Ed una volta a Miami devono, senza varianti – nonché, ovviamente, senza alcun rispetto per la verità – seguire la sceneggiatura loro imposta dall’esilio storico. Il più radicale ed intollerante, l’unico che politicamente conti negli Usa di Donald Trump e del suo segretario di Stato-maggiordomo, Marco Rubio.
In che modo Alcántara ha tradito questa sceneggiatura? Lo ha fatto fin dal primo istante, sbarcando all’aeroporto di Miami in uno stato di salute visibilmente buono e ben in carne, E lo ha rifatto poi, peggiorando le cose, raccontando con molta onestà come questa sua molto florida apparenza fosse la conseguenza del fatto che, dato il suo stato di “prigioniero celebre”, il regime cubano gli aveva riservato, pur nell’inevitabile durezza del carcere, un trattamento di relativo favore, particolarmente nell’ultima fase, allorquando si andava approssimando l’ora dell’esilio. “Mi hanno tenuto in una “gabbia d’oro”, ha detto Alcántara, narrando, di fronte a un Mario Pentón che a fatica dissimulava il suo disappunto, raccontando i suoi ultimi giorni di vita a Cuba in una “casa con piscina”, prima che lo imbarcassero per Miami.
Un dato va, pur nella sua ovvietà, sottolineato. Le accuse che in quel di Miami vengono ora rivolte a Alcantara – da molti trattato come un paffuto propagandista del regime che lo ha tenuto in carcere, di fatto senza processo per cinque anni – sono le stesse che, con assoluta specularità, i media del regime cubano vanno da par loro ventilando: guardatelo lì, la vittima della repressione comunista, ben pasciuto e – questo è quel che, all’Avana, ha fatto notare la trasmissione “Con Filo” – con al polso “un orologio da 42.500 dollari”. Valore quasi sicuramente inventato – o quantomeno non provato – ma immediatamente ripreso, con molto scandalizzati accenti, contro Alcántara in quel di Miami.
I martiri notoriamente, sono perlopiù morti. E quando morti non sono, devono quantomeno, essere drammaticamente emaciati e sottopeso. E, soprattutto, senza orologi di marca. Non sarà facile per Luis Manuel Osorio Alcántara sopravvivere a questo fuoco incrociato.

