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Ranfis, l’imprescindibile

Si chiama “Ranfis el Matarrelatos” ed imperversa in rete – qui il link con la sua pagina in Facebook, qui il link con la sua pagina in YouTube, qui con Instagram e, qui con Tik Tok – con la dichiarata intenzione di “uccidere il relato”. Laddove per “relato” s’intende il molto inamidato racconto che la rivoluzione castrista fa di se stessa. E va da sé che nessuno meglio di Ubre Blanca, che di questo relato è stata ed è parte essenziale, riconosce oggi la necessità d’una radicale revisione di quella che – citando il titolo d’un vecchio e bellissimo film argentino – fu ed è la “historia oficial” della Cuba rivoluzionaria.

Il problema, tuttavia, è che con le sue gridatissime filippiche in rete, “Ranfis el Matarrelatos”, non ammazza proprio niente. O meglio, a conti fatti, ammazza solo l’intelligenza. Ancor più specificamente: Ramfis altro non fa che resuscitare la storia che il castrimo ha ucciso per fucilazione, al solo scopo di riammazzarla usando metodi ancor più barbari e crudeli, tipo la garrota, che tanto andava di moda in Spagna ai tempi del franchismo, un tipo di regime che Ramfis (i suoi post lasciano pochi dubbi in proposito) sicuramente ammira e rimpiange.

Venendo al dunque. Il “Matarrelatos” di Ranfis perlopiù consiste nel spacciare per “clamorose rivelazioni” vecchie vicende che, dalla Storia esaminate e riesaminate, già sono state sentenziate come dimostratamene false, assolutamente non provate o, nel migliore (meno peggio) dei casi, provate solo attraverso il più distorto, strumentale e, in ultima analisi, ridicolo uso del principio del “cui prodest”. Su tutte, prevedibilmente: la diretta responsabilità di Fidel Castro – sistematicamente descritto come un luciferino principe delle tenebre – nella morte di Frank País, leader dell’opposizione urbana alla dittatura di Batista, del suo popolarissimo compagno di guerriglia Camilo Torres ed anche – questa non poteva mancare – del Che Guevara, da Fidel considerato un pericoloso concorrente e, come tale, mandato allo sbaraglio in Bolivia.

Va da sé che, data la grande abbondanze di “pagine nere o nerissime” nella storia del castrismo e, più in generale, di quello che va sotto il nome di “socialismo reale”, non mancano, tra i post di Ranfis, brandelli di verità. Lampi di luce che, tuttavia, rapidamente si dissolvono nelle acque perennemente torbide dell’anticomunismo più becero e di nostalgie che affiorano, spesso con farsesca evidenza, ogniqualvolta entrano in scena quelli che di Ranfis sono i veri idoli, i “buoni” della Storia da lui restaurata. Fulgencio Batista? Un dittatore sì, ma benevolo e “contro voglia”, costretto a stringere le viti del potere per rispondere alla violenza generata (sì, avete indovinato) dalla sinistra. Le sue torture, i suoi omicidi, i suoi latrocini? Mai esistiti o artatamente esagerati, tutta propaganda, parte del “relato” che Ranfis sta uccidendo. Il senatore Joseph Mcarthy? Un patriota ed un maestro di democrazia e tolleranza diffamato da un “culturame” cosmopolita satanicamente dominato dal comunismo, un benemerito la cui figura e le cui verità vanno rivalutate. I dittatori che negli anni della Guerra Fredda hanno, all’ombra della CIA e degli Usa, terrorizzato pressoché tutta l’America Latina? Eroiche figure che ci hanno salvato da sinistri personaggi come Jacopo Arbenz – il presidente guatemalteco rovesciato nel 1954 da quello che la Storia rammenta come il “golpe della United Fruits” – da Ranfis definito una “rata sovietica”, uno spione sovietico – e Salvador Allende, da Ranfis alternativamente descritto come perfido agente sovietivo e come utile idiota “tradito” da Fidel Castro.

In conclusione. Se, come la vostra apertura di questo post lascia intendere, siete dei cultori delle “vaccate” o addirittura dei collezionisti di vaccate, Ranfis –  che di vaccate è un vero e proprio produttore seriale – è una presenza che non può mancare nella vostra lista dei “favoriti”. Leggetelo e godetelo, perché si tratta, per quantità e qualità, di una vera e preziosissima rarità. Perche raramete Ranfis tradcisce le attese. E, a dimostrazione, Ubre vi regala qui quattro esempi, un piccolo, ma significativo antipasto della sua opera.

Il primo è – al fine di farvi conoscere de visu il personaggio – una sua lunga e a suo modo divertente – dissertazione una sua lunga dissertazione sul “complotto comunstea che ha portato Fidel Castro a potere”.

Il secondo link vi porta al post, già citato, nel quale definisce Jacobo Arbenz “una rata sovietica”

Nel terzo, raccontando a suo modo la vicenda di un eroe della lotta per l’indipenndeza,  Luis del Casyillo, Ranfis “dimostra” come in realtà mambises amassero alla follia gli Stati uniti d’America (se, nel leggere, sentite la terra tremare sotto i piedi, non preoccupatevo, è Josë Martí che si sta rivoltando nella tomba)

Nel quarto, Ranfis rivela, infine il suo grande amore per Joseph McCarthy, narrando una delle molte ingiustizie ai suoi danni perpetrate dalla Storia.

La conclusione? Come di certo già avrete intuito quando di vaccate, bullshit, babosadas e boludezes varie si tratta, il nome di Ranfis e una vera e propria garanzai. E il giudizio non può che essere uno E PER SEMPRE

PIOVE SUL BAGNATO – VACCATA TRUMPIANA, REITERATA E INDECENTE


VACCATOMETRO (BS-METER) – istruzioni per l’uso

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