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Utili idioti

Vale la pena – non foss’altro che per ribadire quanto l’editorial board del Washington Post sia ormai un semplice ricettacolo delle veline del suo padrone, Jeff Bezos – leggere questo editoriale dedicato agli “utili idioti” che oggi organizzano campagne di solidarietà con la Cuba messa sotto assedio da Trump, in vista d’una (ancora non è chiaro quanto gattopardesca ma sicuramente di neocoloniale natura) forma di “regime change”.

Tesi centrale dell’editoriale; questi “utili idioti” – gli organizzatori delle varie spedizioni più o meno navali – solo ora si accorgono delle sofferenze del popolo cubano. E lo fanno – perdipiù in forma molto agiatamente “turistica” – al solo scopo di attaccare gli Stati Uniti d’America. Mai una parola per denunciare i veri ed unici responsabili della catastrofe economica nella quale, da ben prima del recente blocco petrolifero-energetico decretato da Trump, era precipitata l’isola. Ovvero: non solo il governo autoritario e repressivo che da quasi sette decenni guida le sorti dell’isola, ma il socialismo in quanto tale. Solo laddove impera il capitalismo può, secondo il WP, splendere il sole della libertà e del benessere.

Ora, che la solidarietà filo-castrista soffra – in pratica da sempre – di gravi forme di cecità selettiva è un dato di fatto. Il problema di questo editoriale, tuttavia, è che gli “utili idioti” del Washington Post formato Bezos sembrano a loro volta non vedere – e non vedere per ben più ignobili ragioni – il contesto apertamente neocoloniale nel quale va dipanandosi quest’ultimo attacco verso quel che resta (molto poco) della Cuba “rivoluzionaria”. Non vedono e non sentono – o meglio: vedono e sentono, ma volutamente ignorano – un presidente che afferma di volere “prendere Cuba” per poi farne “quel che vuole”.

Che un ritorno della democrazia sia a Cuba – come in tutti gli altri paesi soggetti a governi autoritari e repressivi – sia cosa auspicabile è ovvio. Ma credere, o far credere, che a riportare questa democrazia possa essere l’embargo illegale e disumano proclamato da un presidente che la democrazia la sta affondando in casa sua è davvero soltanto una molto patetica testimonianza di malafede.

Clicca qui per leggere , in inglese, l’intero editoriale del Washington Post

Di fronte a tanta – e tanto arrogante – malafede, Ubre non fa sconti. Quattro “ubragate” per l’editorial board. E altri quattro per Jeff Bezos, il suo gran burattinaio

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